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Neknominate e pensiero critico (analcolico?)

 

Dalla denuncia all'azione: la risposta a un preoccupante fenomeno di consumo da parte di chi, a Modena, si occupa di promuovere la salute

 
Da Youtube: una sfida a bere acqua e a pensare con la propria testa

E' possibile guardare al fenomeno della neknominate semplicemente inquadrandolo nel problema più ampio del consumo di bevande alcoliche da parte degli adolescenti. Lo studio ESPAD Italia 2012 fotografa che il 35% ragazzi tra i 15 e i 19 pratica il binge drinking (dall'inglese 'binge', baldoria o abbuffata e 'drinking', bere) almeno una volta al mese. A livello regionale, l'indagine HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) del 2010 ha dimostrato che già dopo gli 11 anni molti giovani hanno un rapporto "alterato" con l'alcol (il 5% degli undicenni e il 25% dei quindicenni). Comportamenti estremamente dannosi, come il binge drinking, interesserebbero il 38% dei ragazzi e il 24% delle ragazze di 15 anni. Con la prima ubriacatura che arriva mediamente a 14 anni. Rappresentare la neknominate da questo punto divista non rappresenta, quindi, un approccio semplicistico.

 
 

In ottica transgenerazionale

Per rendere ancora più interessante l'approccio, si può ampliare l'osservazione del fenomeno grazie all'ottica transgenerazione del rapporto con l'alcol: ci si riferisce a quei video su Facebook in cui i ragazzi nominano un proprio genitore, che poi nomina l'altro genitore che poi chiama in causa il figlio che fino a quel momento era rimasto fuori dal video. Un video che lascia pochi dubbi e molte domande circa il luogo primario in cui si impara l'uso ricreazionale delle bevande alcoliche e che aiuta guardare al consumo eccessivo di alcol come a un fenomeno transgenerazionale.

 

I genitori, comunque non sono tutti uguali: ringraziamo quel padre che si è preso la briga di venire al Servizio Dipendenze Patologiche, di sabato, per farmi conoscere questo fenomeno della neknomination che lui stesso aveva appena scoperto grazie alla figlia maggiore, che lo avvisava di cosa aveva postato su Facebook il figlio minore. Meritano una menzione anche tutti quei genitori che, scoperto il video del figlio/figlia, li hanno aiutati a riflettere sull'immagine che stavano dando di sé sul loro profilo di identità Facebook.

 

Scelte che "spezzano le catene"?

Se guardiamo alla neknominate con il giusto grado di attenzione, vedremo che, accanto a ragazzi che si riprendono nel bere bevande alcoliche di vario tipo senza considerare i rischi dell'ingestione di troppi bicchieri in una sola volta (che lo ricordiamo può essere letale), ci sono altri ragazzi, che rispondono in maniera diversa, con gradi di adesione differenti a questa moda.

 

Ci sono ragazzi che bevono solo una sola bevanda alcolica, aderendo superficialmente alla catena, tanto per espletare il rito e non avere scocciature.
Poi ci sono ragazzi che fingono di bere un alcolico, ma in realtà ingurgitano acqua o tea.
Queste  due tipologie di risposta rappresentano un fenomeno interessante perché ci portano a inquadrare la neknominate come un esempio di pressione sociale. La pressione sociale è quel fenomeno per il quale un comportamento diventa la moda del gruppo e marca la appartenenza adesso. Avere o fare certe cose diventa il tratto distintivo di una identità definita in termini di appartenenza. Che si tratti di imitare ciò che si vede fare o di aderire ad un invito dei propri amici, il punto è definire la propria appartenenza a un gruppo oppure no. Quando il gruppo a cui devi definire di appartenere o meno non è un gruppo sociale generico, ma è il gruppo degli amici con cui esci o vai a scuola, rispondere alle loro richieste di dare prova di appartenenza (pressione sociale) non è semplice. Anzi, è tanto più difficile quanto più la pressione sociale è diretta, come nell'essere "nominati" personalmente; perché la decisione se aderire o meno avrà delle conseguenze altrettanto dirette nella definizione che gli altri daranno poi di te.
A quel punto si può scegliere di:

  • aderire con convinzione, e bere a rischio;
  • bere senza convinzione e mettersi al riparo dalle critiche;
  • fare finta di bere così da cercare di conservare la propria autonomia senza riuscirci fino in fondo.
 

Esiste poi una quarta tipologia di ragazzi e di risposte possibili alla neknominate: quelli che rompono la catena e semplicemente non bevono perché non sono d'accordo o quelli che usano l'ironia bevendo qualcosa di palesemente non alcolico. Si tratta di ragazzi che dissentono. Non sono immediatamente visibili. Non gli interessa aderire a quello che fanno gli altri; vogliono scegliere in prima persona. Non si tratta di un esercito dei virtuosi astemi, di ragazzi necessariamente astemi: si tratta di ragazzi che non ci stanno a sottostare alla volontà degli altri, che vogliono scegliere se, quando e quanto bere; che pensano con la propria testa e che sono in grado di sottrarsi alla pressione sociale quando non sono d'accordo sulla moda del gruppo. Sono ragazzi che sanno fermarsi a pensare prima di agire.

 

Questi sono i termini di riflessione che il gruppo di operatori dell'Azienda USL di Modena, nell'ambito del Programma Promozione della Salute (PPS), stanno portando a tutti i ragazzi delle scuole in cui sono in corso progetti di promozione della salute.
Con risposte più che positive e creative da parte dei ragazzi stessi, a partire da quanti sono coinvolti in percorsi di peer education: nuove sfide virali analcoliche, nuovi linguaggi e messaggi per parlare di salute.
(a cura di Maria Corvese e del Gruppo di lavoro PPS).

 

Per approfondire

I progetti per le scuole in tema di prevenzione alcologica presenti in Sapere&Salute, offerta formativa per le scuole della provincia di Modena

Esempio di "video critico" su YouTube.

 
 
 

Nota: le neknominate sono "sfide" nelle quali ci si filma mentre si bevono bevande alcoliche, in modo spesso esagerato, si condivide il video attraverso noti social network (soprattutto Facebook e YouTube) e si "nomina" altri amici a fare altrettanto. Tra i sinonimi: neknomination, nek nomination.